SOFIA

Il desiderio espresso da Sofia mentre spegneva le candeline sulla torta per il  suo ottavo compleanno, le si impresse sulla pelle come un maleficio della strega cattiva delle fiabe.

Peccato pero’ che questo non era una maleficio che puoi combattere con una strabiliante avventura assieme ad amici fidati e con l’aiuto di pozioni magiche…no… il suo maleficio era un puzzle di condizionamenti e credenze cosi profonde e radicate da farle credere di avere  un sogno preciso a otto anni.

Un sogno che per avverarsi prevedeva l’ingresso nella sua vita di “lui”, ancora sconosciuto, ma già ben noto alla sua mente ed ai suoi pensieri.    Si… il sogno di Sofia, la bambina dalla gonna in tulle rosa, era di sposarsi  con un uomo come suo padre.

Mentre il fumo delle candeline appena spente scappava verso l’alto, quasi a sfuggire alla canzoncina happy birthday,  cantata come negli ultimi quattro anni dai figli degli amici dei suoi genitori, Sofia, tornava al suo presente, al pensiero della gara di tennis che l’attendeva il giorno dopo.

L’anno prima era arrivata terza. La mamma orgogliosa aveva appeso in camera la medaglia di bronzo,  papà rifaceva  lo stesso sguardo che le aveva riservato il giorno in cui l’aveva vinta, delusione mista a disprezzo. Papà l’amava tanto, era la sua principessa e voleva per lei il meglio,  per ottenerlo doveva sempre arrivare prima.

Sofia soffia su altre sedici torte di compleanno.

Photo by Wendy Wei on Pexels.com

Dopo aver conseguito diploma e laurea, con in camera ancora appese le medaglie del tennis, quattro di bronzo e perfino una di argento, a lei restava lucido solo l’amaro ricordo dell’anno in cui arrivò quarta. Ogni successo di Sofia, sportivo o scolastico, era offuscato dalla certezza che qualcuno aveva fatto meglio di lei.

In balia di questa dissonanza del “ti amo anche se…” Sofia si dava un gran da fare per poter raggiungere un giorno le capacità giuste per essere degna di quell’amore. Il ricatto emotivo e le manipolazioni del padre erano tali che le offuscavano la possibilità anche solo di percepire l’affetto della madre, perso nella nebbia delle svalutazioni continue del padre. Non c’era piatto a cui mancasse un pò di sale, camicie mal stirate, lavoro ben remunerato, parcheggio ben fatto o qualsiasi azione che non ricevesse un giudizio da parte del marito. La madre di Sofia stette in silenzio per anni recitando il suo ruolo di madre e  moglie premurosa, mentre il suo mondo si sgretolava nelle apparenze e nell’ipocrisia.

Fu solo quando vide sua figlia, ormai donna e vestita di bianco, muoversi sottobraccio al padre, lungo la navata della chiesa di un dio in cui non credeva più, che capì il suo errore. Rivolgendo lo sguardo allo sposo cominciò a cogliere la somiglianza con quell’uomo che l’aveva resa madre, ma anche una persona profondamente insicura ed incapace. Ormai non poteva fare più nulla, la sua nuova consapevolezza non poteva aiutare Sofia. Poteva solo regalare a se stessa un nuovo e rinnovato senso di colpa per non aver capito e agito prima. Doveva restare a guardare sua figlia consumarsi come lei, in un rapporto che l’avrebbe spinta a diventare: un’ottima cuoca, una brava lavoratrice, una buona moglie… alla ricerca costante di approvazione ed amore, elemosinato dal marito in sbiaditi complimenti che verranno risucchiati nella grandiosità di lui e del suo narcisismo.

Photo by Irina Iriser on Pexels.com

Scivolarono gli anni come nella profezia di sua madre, Sofia compì il desiderio dei suoi otto anni…  suo marito. Un marito così esigente e severo nel donare il suo amore.  

Ma la Vita volle far provare  a Sofia il vivere la storia di una vera fiaba…

La  libertà le si offrì un giorno attraverso il cellulare di lui  che lampeggiava  di messaggi piccanti di una tale Giulia, pugnalate dirette al cuore. Ma quel tradimento, all’inizio così sofferto, le diede l’opportunità di riscoprirsi da sola, di rinascere.

Improvvisamente era capace di cucinare sughi perfettamente salati, stirare camice senza una grinza, parcheggiare la macchina… Finito il tempo dell’elemosina e della ricerca di approvazione, Sofia fece amicizia con se stessa, con la consapevolezza che non le era mai piaciuto giocare a tennis.


Considerazioni

Situazioni normali scavano nell’autostima, con dissonanze che rendono spesso la vittima inerme ed incapace di reagire per uscire da un’infelicità cronica.

SECONDO VOI IL MALTRATTAMENTO PSICOLOGICO E’ VIOLENZA?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...